Storia

Il tiro con l’arco è un’attività antica come l’uomo.
Si svolge a contatto con la natura, nei boschi permettendo ai praticanti di fare lunghe camminate in splendidi paesaggi! 

Difficile datare l’invenzione dell’arco; i reperti più antichi hanno 10-15 mila anni, ma alcuni storici la fanno risalire ad oltre 50 mila anni or sono. Fu utilizzato da tutte le più importanti civiltà antiche come arma da difesa o strumento per la caccia. Con i loro archi corti utilizzabili anche a cavallo, le orde mongole sconfissero le armate cinesi. Nel medioevo e fino a tutto il rinascimento l’arco era considerato indispensabile strumento di difesa e sopravvivenza. Con la potenza degli archi lunghi gallesi, l’Inghilterra trionfò sui francesi nella guerra dei cent’anni. Anche in Italia furono emanati editti nei vari Comuni che imponevano norme di conservazione ed uso di archi e frecce ai cittadini soggetti alla chiamata alle armi.

Dopo l’avvento massiccio delle armi da fuoco, l’arco venne relegato a strumento da caccia sino al 1700, quando nei paesi anglosassoni assunse il ruolo di disciplina sportiva praticata in “compagnie” di arcieri che disputavano tornei appassionanti. Agli inizi del ‘900 si diffonde da Stati Uniti e Gran Bretagna a tutta l’Europa divenendo disciplina olimpica e, dopo qualche decina d’anni di oblio dovuto all’esclusione dalle Olimpiadi, dopo la seconda guerra mondiale conosce l’inizio di una diffusione che sfocia in Italia nella fondazione nel 1961 della Federazione italiana di tiro con l’arco (Fitarco).

Nel 1983 un gruppo di appassionati cacciatori si stacca dalla Fitarco per fondare La Federazione tiro di campagna (Fiarc) per sviluppare il tiro di simulazione venatoria con l’intento di conservare e mantenere intatti quei valori ancestrali (istintività, stretto contatto con la natura e attività ricreativa) propri del tiro con l’arco. Oggi esistono in tutta Italia moltissime Compagnie affiliate alla Fiarc che, abbandonata la pratica venatoria, professano il tiro di campagna come salutare attività sportiva con manifestazioni che si svolgono su percorsi boschivi o campestri lungo i quali sagome tridimensionali di animali sono mimetizzate nel verde e costituiscono bersagli variegati sui quali i tiri vengono effettuati da posizioni diverse adattandosi alle asperità del terreno ed alla fitta vegetazione e da distanze sconosciute. Queste caratteristiche privilegiano l’utilizzo di attrezzature tradizionali che, in queste circostanze, diventano più precise degli strumenti tecnologici. Il mondo degli arcieri di campagna è fatto di legno e di cuoio, come gran parte degli attrezzi utilizzati (archi, faretre, bracciali di protezione); i colori sono quelli sgargianti delle penne sulle frecce o dei trofei appesi alle faretre.

Nel 1987 la nostra Compagnia si affilia alla Fitarco e nel 1989 alla Fiarc. Questa storica Compagnia è tuttora in attività per gli stessi scopi di sempre: diffondere la pratica del tiro di campagna e far divertire gli sportivi che ad essa si associano, con uno spirito di collaborazione dove ognuno contribuisce alla gestione del campo e delle attrezzature.

Presso il campo di allenamento e presso la palestra della compagnia degli Arcieri di Bra, è possibile effettuare corsi di tiro con l’Arco tenuti da istruttori accreditati sia dalla Fiarc che dalla Fitarco, che si articolano in sette incontri, uno a settimana. Gli incontri si tengono per sei volte nelle serate del Lunedì dalle 21 alle 23, mentre l’ultimo incontro, il sabato al Campo di tiro presso il Bosco sito all’America dei Boschi(ci si accorda con gli istruttori) e durano circa due ore. Il corso prevede, oltre alle esercitazioni pratiche di tiro, anche una parte teorica, in cui si affrontano argomenti quali le differenti tipologie dei materiali e le attività agonistiche. A termine corso è previsto un esame sia teorico che pratico, con il rilascio di un Diploma.

Il tiro con l’Arco è una disciplina salutare per tutti, giovani e meno giovani. Le manifestazioni si svolgono sempre all’aria aperta, spesso nei boschi, e permettono ai partecipanti di fare lunghe camminate fra splendidi paesaggi. Il tiro istintivo offre emozioni molto intense.

Noi, Arcieri, la nostra filosofia……………..Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale ci si trova felicemente costretti a capovolgere le proprie idee – e soprattutto il proprio modo di vivere.

All’inizio con grande pena e sconcerto: si dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i propri gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le proprie intenzioni, infine che proprio le cose su cui facciamo affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire.Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà l’allievo a scrollarsi tutto di dosso, a restare ‘vuoto’ per accogliere, quasi senza accorgersene, l’unico gesto giusto, che fa centro – quello di cui gli arcieri Zen dicono: “Un colpo – una vita“.

In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell’arciere e il bersaglio da colpire è l’arciere stesso. – Lo zen e il tiro con l’arco –